Un “viaggio” del tutto inusuale tra scienza e architettura: il Muse di Renzo Piano

Scienza e architettura. Cos’ hanno in comune direbbero alcuni. Sono così antitetiche. Eppure il binomio scienza-architettura ha permesso di realizzare un progetto, a mio avviso, vincente. Sabato alle 18.00 ha aperto i battenti Muse, il museo delle scienze naturali progettato dal famoso architetto genovese Renzo Piano.
Lo spazio vanta 12000 m² ed è volto ad esplorare il rapporto uomo-ambiente in diversi modi. Sei piani ripercorrono l’intera storia naturale sia della regione alpina che del resto del mondo.

Il progetto di Muse si cala all’interno di un programma complessivo che mira alla riqualificazione urbana della zona nella quale il museo si colloca, ovvero l’area industriale ex-Michelin. Qui, oltre al museo, trovano spazio edifici commerciali, residenziali (come il neo-inaugurato “Le Albere”) e con funzione terziaria, dei quali il Muse costituisce la maggiore espressione.

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Il profilo della struttura ideata da Renzo Piano riprende la forma delle montagne circostanti così come il percorso articolato all’interno: più piani ripercorrono e si rifanno all’ambiente montano. L’edificio è composto di 2 livelli interrati e 5 fuori terra, in una successione di volumi, di pieni e di vuoti, distesi su un grande specchio d’acqua sul quale sembrano galleggiare, aumentando gli spettacolari effetti di luci ed ombre.

Grande attenzione e propensione al costruire in maniera ecosostenibile dà lustro notevole a quest’opera e fa sì che il museo riesca ad ottimizzare energia e addirittura produrne per mezzo di un sistema di pannelli solari e pozzi geotermici che scendono a cento metri di profondità.

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Parallelamente alla struttura architettonica, sono stati progettati gli allestimenti interni, partendo da un programma di base scientifico-didattico. Si è voluto mirare ad un “allestimento invisibile” che facesse emergere il contenuto più che il contenitore, optando per una leggerezza anche visiva. Tutti gli oggetti sono sospesi attraverso cavi d’acciaio, sia nello spazio che nel tempo. Si vedono quindi tavoli, ripiani, pannelli, monitor, fotografie, reperti.. tutto fermo e senza tempo. L’intento è quello di far immergere, in questo modo, lo spettatore in un viaggio unico e inusuale, dove scienza, natura e fantasia coesistano.

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L’intento di Renzo Piano, assieme al team di progettisti, è stato quello di individuare e realizzare un nuovo modo di “fare museo”, diverso da quello tradizionale con vetrine e contenitori statici, ma di ricreare una sinergia dinamica, emotiva e interattiva con i visitatori. Insomma, per il Muse si è partiti prima dal concept della relazione più che da quello architettonico.

Nel suo progetto Renzo Piano aveva in mente questo: “L’idea era di trasformare il classico brownfield post-industriale in un greenfield della città del XXI secolo, recuperando anche quella distanza psicologica che tratteneva gli abitanti di Trento di considerare parte della città quella striscia di terra al di là della ferrovia, ma paradossalmente distante non più di una breve passeggiata dal Duomo. Una città dove accanto alla storia (il palazzo delle Albere) tornasse a parlare la vera protagonista di questi luoghi, la Natura. Il parco sul fiume è il primo segnale di questo cambiamento di tendenza, sperimentabile anche nella continua trasparenza sull’esterno del Museo stesso, e nel grande specchio d’acqua sul quale sembra galleggiare”.

E voi? Pensate di fare una capatina al Muse anche solo per ammirarne la collocazione tra le montagne trentine?

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